Ancora alcune immagini del nostro Festival

Proponiamo alcune immagini di Katia Bonaventura sulla quarta edizione del Festival del Giornalismo. L’evento, curato dall’associazione culturale Leali delle Notizie, tornerà dall’11 al 15 Giugno 2019.

Grazie a tutti!!!

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Il bilancio del Festival del Giornalismo dalla penna di Beatrice Branca

Pubblichiamo il positivo resoconto della quarta edizione del Festival del Giornalismo apparso martedì 12 Giugno sulle pagine de Il Piccolo a firma di Beatrice Branca.

RONCHI DEI LEGIONARI – La quarta edizione del festival, organizzata dall’associazione culturale Leali delle Notizie, ha chiuso quest’anno con più di 2000 partecipanti. Cinque giornate dedicate non solo al giornalismo, ma anche ad altre espressioni culturali, quali due mostre fotografiche, uno spettacolo, presentazioni di libri e fumetti. “Questo festival non può che riempire di orgoglio la nostra amministrazione. – afferma il sindaco di Ronchi Livio Vecchiet – Abbiamo bisogno di giornalisti che lavorino a favore della società e della comunità, capaci di vivere il territorio, interpretarne le difficoltà quotidiane e i sentimenti dei cittadini.”

Ben 56 ospiti hanno aderito quest’anno all’iniziativa, senza contare altrettante 50 persone tra i coristi e i musicisti dell’Associazione Culturale Coro Le Colonne che, con il proprio spettacolo “In direzione ostinata e contraria – Fabrizio De Andrè”, hanno attirato un vasto pubblico che ha occupato l’intera piazzetta Francesco Giuseppe I.

Ronchi dei Legionari è stata in questi giorni non solo centro di divulgazione culturale e giornalistica, ma ha anche avuto un riscontro positivo nel settore economico. La maggior parte degli ospiti ha infatti raggiunto il festival con i mezzi offerti dal polo intermodale: 10 ospiti hanno viaggiato in aereo, ma la maggior parte, 30 persone, hanno preferito il treno, sfruttando così il nuovo collegamento ferroviario.

Ben 40 ospiti hanno pernottato nelle strutture dell’Hotel Furlan, dell’Hotel Major e del Cherry Tree Lane B&B di Ronchi dei Legionari, dell’agriturismo Le Giarine di Fogliano e del B&B L’Ormeggio di Monfalcone. I locali GM Pub, Bacer, Palmada e Villa Blasich invece hanno aperto le proprie cucine a 66 persone. Nelle cinque serate del festival erano inoltre presenti i due chioschi della Pro Loco di Ronchi e del Gandin Marcellino di San Pier d’Isonzo con prodotti enogastronomici. Non è mancata inoltre al festival la partecipazione della libreria ronchese Linea d’Ombra che è riuscita a vendere circa 200 libri. L’incontro più proficuo, che ha riempito l’intero auditorium di Ronchi, è stato quello di venerdì con Caprarica e il suo Royal Baby: nemmeno il brutto tempo ha fermato la gente che ha fatto la fila per acquistare e farsi autografare il libro.

La serata di chiusura è stata una delle più popolate del festival con il premio dedicato a Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese uccisa l’ottobre scorso. Il riconoscimento è stato consegnato dalla sorella di Daphne, Corinne Vella, a Federica Angeli, giornalista di La Repubblica, che indaga sulla mafia di Ostia.

Grande collaborazione è stata offerta per il festival anche da parte di enti privati come S.C.A. Montaggi, Domini Legnami, Calligaris Srl, Geoclima , BCC Staranzano-Villesse e di Turriaco, il Comune di Fogliano-Redipuglia e la sua Pro Loco che era presente alla manifestazione col suo stand. Non sono mancati inoltre aiuti anche da parte di 7 ragazzi dell’alternanza scuola – lavoro del D’Annunzio-Fabiani di Gorizia e da un’altra volontaria. “E’ stata una bella soddisfazione – affermano gli organizzatori – il nostro impegno sarà quello di far crescere il festival ogni anno.”

La manifestazione è stata molto seguito perfino sui social con 9000 visualizzazioni, 3500 interazioni e 63 nuovi mi piace alla pagina dell’associazione. Anche il pubblico è rimasto entusiasta dell’iniziativa e ha riscontrato un miglioramento nell’organizzazione dell’evento. “Questa piccola associazione è riuscita a fare cose grandi. – afferma l’assessore alla cultura di Ronchi Mauro Benvenuto – Le ali hanno preso il volo e hanno saputo far breccia nelle proposte, ma sono state leali, sincere e disponibili e ci hanno messo il cuore.”

Beatrice Branca

GRAPHIC JOURNALISM

Una delle grandi novità del festival è stata la presentazione del Graphic Journalism, il racconto della verità attraverso il fumetto e applicato a lavori di inchiesta giornalistica. Venerdì era infatti presente un panel dedicato a questo modo particolare di fare giornalismo unendo disegno e parole e moderato dal critico Matteo Stefanelli. I protagonisti dell’incontro erano Claudio Calia, autore di diverse opere quali “Porto Marghera”, “Dossier TAV” e “Kurdistan. Dispaccio dal fronte iracheno”, Gianluca Costantini disegnatore e artista visivo assieme all’art curator Elettra Stamboulis con cui ha prodotto alcuni lavori quali “Il diario segreto di Pasolini”, “Cena con Gramsci”. Dopo l’incontro era possibile acquistare una delle opere degli artisti e farsi fare un autografo con un loro disegno. L’associazione Leali delle Notizie, in collaborazione con l’associazione culturale ETRA di Monfalcone, ha inoltre organizzato due masterclass il sabato mattina dedicati agli appassionati di fumetto. Il primo incontro, “Trasformazioni tecnologiche e mutazione della critica”, era tenuto da Matteo Stefanelli che ha spiegato come la critica nel corso della storia sia cambiata assieme ai mezzi di comunicazione per diffonderla. Il secondo incontro invece, “Inside Graphic Journalism”, tenuto da Claudio Calia, ha dato modo ai partecipanti di conoscere le origini del fumetto sfruttato sulle testate dei quotidiani. Il fumetto è un genere che si è poi evoluto e ha preso strade diverse: da un lato ha continuato a comparire sulla carta stampata, dall’altro è diventato un genere autonomo, capace di narrare anche la letteratura, da qui la nascita del graphic novel, le storie di supereroi, distaccandosi dunque dalla dimensione reale. Il graphic journalism rimane uno strumento ancora efficace per raccontare delle inchieste, specialmente per curare l’approfondimento di alcuni fatti attraverso la rappresentazione delle persone intervistate disegnate e la trasmissione della loro testimonianza con le parole.

Beatrice Branca

Il successo del Festival del Giornalismo nelle parole del sindaco Livio Vecchiet

Proponiamo, di seguito, l’intervento pronunciato dal sindaco, Livio Vecchiet, in occasione dell’inaugurazione del Festival del Giornalismo 2018.

Buonasera a tutti, porto il saluto dell’amministrazione comunale e di tutta la nostra comunità.

Questa sera parte la quarta edizione del festival del giornalismo, un festival partito quattro anni fa in sordina, ma con tanto entusiasmo, con poche risorse economiche, da parte dell’associazione Leali delle Notizie, senza pretese.

In realtà questo entusiasmo ha dato in pochi anni i suoi frutti e questi incontri culturali col passare degli anni, hanno avuto una grande risonanza nazionale, tanto che molti giornalisti da tutta la nostra nazione hanno chiesto di partecipare e intervenire sui temi che di anno in anno vengono qui sviluppati.

Questo festival non può che riempire di orgoglio la nostra amministrazione, in quanto Ronchi dei Legionari è una cittadina di 12.000 abitanti e nel campo culturale, ma non solo, continua ad esercitare grande richiamo nel nostro mandamento, sia con questo festival, che con le continue rassegne culturali durante le stagioni, che richiamano migliaia di persone, riempiendo tutte le sere il nostro piccolo auditorium e questa piazzetta

Ma non basta. Ronchi dei Legionari si colloca con la nostra biblioteca ai vertici tra le biblioteche nazionali per prestiti librari e tutto questo ha fatto in modo che per la seconda volta al nostro comune sia stato conferito il titolo di città che legge. Questi sono segnali importanti, vuol dire che la cultura è diventata un’esigenza per i nostri cittadini e noi, per quanto possibile, cerchiamo di rispondere come da tradizione con le nostre rassegne culturali e ampliare sempre di più questa l’offerta culturale.

Tornando al festival segnalo la grande sensibilità degli organizzatori che quest’anno hanno voluto istituire il premio in memoria di Daphne Caruana Galizia, una giornalista maltese morta in un attentato. Un premio che vuole sottolineare che i giornalisti, quando svolgono un lavoro di ricerca della verità, non sono graditi, anzi vanno fatti tacere e purtroppo qualche volta eliminati. E’ inamissibile nei nostri Paesi che si definiscono democratici.

Troppe volte si vorrebbe una stampa controllata e soggetta ai poteri, mentre noi abbiamo bisogno di una stampa libera, obiettiva, in grado di farci apprendere notizie, verità che ancora troppe volte si vogliono nascondere.

Abbiamo bisogno di giornalisti che lavorino a favore della società e della comunità, giornalisti capaci di vivere il territorio, capaci di interpretare le difficoltà quotidiane, ma anche i sentimenti dei cittadini.

Ma abbiamo bisogno di giornalisti che siano anche capaci di abbassare i toni ai tanti che invece vogliono vivere le notizie da protagonisti, con grandi annunci che troppe volte si rivelano pura demagogia e populismo, anche a livello locale.

Non mi resta che ringraziare Luca, Cristina, Ivan che sono l’anima di questo festival, assieme ai loro collaboratori. Auspico che il loro impegno e il loro grande senso di appartenenza a Ronchi dei Legionari, li porti a nuovi e ulteriori successi.

Buon festival e buona serata a tutti.

07.06.2018 Inaugurazione festival del giornalismo-Ronchi dei Leg

Festival del Giornalismo: il plauso dell’assessore alla cultura Mauro Benvenuto

Complimenti e complimenti all’associazione Leali delle Notizie, complimenti a Ronchi dei Legionari. Questi i commenti che ho avuto modo di sentire durante le 5 giornate del Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari da parte di tutti gli ospiti intervenuti. Un’ idea straordinaria e di grande sensibilità è stato il premio in memoria di Daphne Caruana Galizia e patrocinato dal Parlamento Europeo, assegnato alla nota giornalista Federica Angeli. Una partecipazione di pubblico molto ampia con un segnale forte di interesse, questo è quello che mi sento di dire alla luce dei temi affrontati, degli speaker presenti e della ricchezza dei contenuti. A mio giudizio personale credo che l’associazione culturale vhe ha promosso il Festival ed il premio, questa piccola associazione, è riuscita a fare cose grandi. Partendo dal suo nome, Leali, ha preso il volo, ha saputo far breccia nelle proposte, ma i suoi aderenti sono stati leali, sono stati sinceri, disponibili, ci hanno messo il cuore. Come amministrazione comunale crediamo molto nella cultura e la collaborazione, l’intesa che c’è stata in queste giornate lo ha dimostrato. Voglio ancora ringraziare il direttivo dell’associazione, la tenacia e il suo coraggio, ma non voglio dimenticare di ringraziare anche tutti i nostri dipendenti comunali he hanno permesso, attraverso il loro lavoro e la loro disponibilità, che il Festival del Giornalismo diventasse un evento cosi ben riuscito.

Conclusa la quarta edizione del Festival del Giornalismo

RONCHI DEI LEGIONARI – Un pubblico davvero imponente, attento ed emozionato, ha fatto da corollario, sabato sera a Ronchi dei Legionari, alla consegna della prima edizione del premio dedicato a Daphe Caruana Galizia, la cronista maltese uccisa nell’ottobre scorso, promosso dall’associazione culturale Leali delle Notizie ed inserito nella quarta edizione del Festival del Giornalismo. A vincere la prima edizione, scelta da un comitato scientifico all’interno di una griglia di candidati, è stata la giornalista Federica Angeli, che da molti anni combatte dalle pagine del quotidiano La Repubblica la mafia ostiense, ricevendo minacce e dovendo per questo vivere, prmai dal 2013, sotto scorta. A condurre la serata la giornalista di Rainews24, Emanuela Bonchino, mentre la sorella di Daphne, Corinne Vella, ha fisicamente consegnato il premio, un’opera in ceramica reazlizzata dall’artista Michele Petruz. Emozionatissima Federica Angeli che ha ripercorso le tappe della sua lunga battaglia non ancora giunta al termine. “I giornalisti non devono essere degli eroi – ha sottolineato Corinne Vella durante il suo intervento – ma persone normali che fanno il proprio lavoro. E’ necessario che tutti stiano vicino ai giornalisti, possibilmente davanti a loro per proteggerli”. Presente alla cerimonia, tra gli altri, l’eurodeputata Isabella De Monte. Il Festival ha ottenuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo. “Il buon giornalismo – sono state le sue parole – rappresenta uno strumento insostituibile di lettura e monitoraggio della realtà, stimolo per le classi dirigenti e voce dei territori. Per la politica deve essere interlocutore franco, a garanzia della società tutta. In una realtà dominata dai social network, in cui tutto sembra notizia ma in realtà spesso non corrisponde a vera e corretta informazione, il ruolo della stampa diventa ancora più importante. Eventi come il Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari – ha continuato – rappresentano quindi momenti preziosi di confronto e riflessione, e contribuiscono a far sentire la voce di quanti, in ogni città e in ogni settore, non intendono piegarsi alle logiche del malaffare, dell’ingiustizia e della prepotenza. Per la nostra regione è motivo di orgoglio”. La serata, in una piazzetta Francesco Giuseppe gremita fino all’orlo, ha visto poi la conclusione con il panel “Scrivere la verità è morire di parole”, con gli interventi di Vittorio Macioce, caporedattore de Il Giornale, Rino Rocchelli ed Elisa Signori, i genitori di Andrea Rocchelli, fotoreporter ucciso in Ucraina, l’avvocato Alessandra Ballerini ed il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti. A moderare il presidente dell’ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Degano. L’uccisione di Daphne Caruana Galizia, giornalista e blogger maltese, ha scosso duramente la società civile internazionale e in particolare gli organi di informazione e i giornalisti di tutto il mondo. Ed è questo che ha spinto l’associazione ad interpellare la famiglia per indirre il premio, con la volontà di onorare la memoria, il coraggio e il lavoro di Daphne riconoscendo il lavoro e il coraggio di un operatore del mondo dell’informazione che si sia distinto, in Italia come all’estero, con le sue inchieste e le sue ricerche, mettendo a repentaglio la sua vita e spesso anche quella della sua famiglia “solo” cercando di svolgere con onestà il proprio lavoro.

Qui sotto alcune immagini scattate da Katia Bonaventura.

Presentato il libro “Casette”

E’ stato presentato nei giorni scorsi il libro “Casette” edito dalla nostra associazione. Qui sotto proponiamo l’articolo pubblicato sul quotidiano “Il Piccolo” e scritto da Ciro Vitiello.

RONCHI DEI LEGIONARI.  «Delle case Pater e del loro futuro non sappiamo niente. Non ci sono risorse. Negli ultimi vent’anni, inoltre, c’è stata una profonda crisi del mercato dell’edilizia e Ronchi dei Legionari non ne è stata immune. Diverse lottizzazioni sono rimaste lettera morta. Ci sono lottizzazioni ferme da 10-15 anni, mancano ipotetici acquirenti di case e pochissime le grandi lottizzazioni che partono e anche queste grandi imprese non hanno risorse finanziarie importanti. Solo negli ultimi anni ci sono stati una decine di progetti delle “Casette” che non hanno avuto alcun risultato». Casette significa case Pater e significa uno dei punti neri dell’urbanistica di Ronchi dei Legionari. Una lunga storia di straordinaria burocrazia che investe un villaggio sorto addirittura nel 1934. Le parole tra virgolette sono quelle pronunciate dal sindaco di Ronchi, Livio Vecchiet, alla recente presentazione del libro, nell’affollata sala consigliare del municipio ronchese, “Casette. Ronchi dei Legionari”, scritto a quattro mani da Luca Perrino e Cristina Visintini e corredato dalle fotografie molto curate di Katia Bonaventura, edito dall’Associazione culturale Leali delle Notizie con il contributo del Comune di Ronchi dei Legionari, della Banca di Credito Cooperativo di Turriaco e della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. La complessità di salvare le Casette e di un eventuale recupero della zona, è emersa nell’intervento del sindaco Vecchiet. Difficoltà che nascono innanzitutto a livello urbanistico poiché il terreno è del Comune ma le case sono di proprietà dell’Ater. Inoltre finanziamenti dalla Regione non ci sono e neanche l’Ater ha risorse per la loro sistemazione. Vecchiet ha tuttavia rassicurato che nell’area delle Casette non ci sarà alcuna colata di cemento. «All’inizio si parlava di casermoni, di piani di aumenti di cubature, poi, diminuite, della costruzione di un laghetto – ha ricordato il primo cittadino ronchese –. Posso assicurare che non è previsto nessun aumento di cubature o un calo del verde. Questa amministrazione è alle prese con una nuova variante che in base alle legislazioni vigenti si muove sulla base di pochissime espansioni. Nei prossimi anni, infatti, ci sarà un calo demografico, un aumento dell’età media, la richiesta delle abitazioni sarà destinata a calare». Il volume “Casette”, propone un affresco sulla realtà sociale dello storico quartiere Pater di Ronchi nato, con alterne vicende, 78 anni fa e nel quale sono raccolte testimonianze degli abitanti dal 2014 al 2017, di persone che vivono e di persone che hanno fatto la storia della comunità, di nostalgia e spirito di sacrificio. La copertina del libro è emblematica. Riporta, infatti, un gruppo di lumache che si portano a spasso sulla schiena le loro “casette”, luogo dove ripararsi dai pericoli, un luogo dove sentirsi al sicuro. Un’immagine rappresentativa che introduce la vita e le difficoltà di un rione che in passato ha vissuto fasi più o meno felici, ora una zona decadente e fatiscente e inadeguata col vivere moderno. Alcune di esse hanno l’ingresso dell’abitazione murato per evitare occupazioni abusive. Un quartiere in passato era considerato proprio dai ronchesi di “Serie B”.  L’obiettivo di oggi resta comunque di salvare il rione.

Sabato 26 Maggio la presentazione del volume “Casette”

“Casette”: è questo il titolo del libro che, curato da Katia Bonaventura, Cristina Visintini e Luca Perrino, edito dall’associazione culturale Leali delle Notizie, sarà presentato sabato 26 Maggio 2018, alle 11, nella sala consiliare del palazzo municipale di Ronchi dei Legionari. A dialogare con gli autori sarà il giornalista e scrittore Roberto Covaz. Il libro è stato realizzato grazie alla collaborazione con l’Amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari, la Banca di credito cooperativo di Turriaco e la Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia.

Vi aspettiamo numerosi!!!

“El abita li de le casete”: un’espressione che racchiude tutto un mondo. Si, perchè per anni ed anni, quando il quartiere era davvero diverso, più bello, più florido, più verde di quanto non lo sia adesso, in tutta la bisiacaria e non solo a Ronchi dei Legionari, era questo, ovvio e significativo, il modo per indicare chi risiedeva in quello che era ed è il “Villaggio Pater”. Vivere nelle “casete” era uno stile di vita, era poter fruire di un giardino davvero immenso attorno alle costruzioni, ma vivere nelle “casete” era, per molti, luogo comune, vivere in case non case. Il modo con cui erano state costruite era significativo di questa convinzione e non c’erano altri posti in tutta la bisiacaria, così come nel resto della regione, dove ci fosse un quartiere intero realizzato non con i consueti canoni dell’edilizia. Era tutto un’altro vivere. Un vivere, abitare, sposarsi, mettere al mondo dei figli, coltivare l’orto e le viti, giocare per strada, rapportarsi in modo diverso e del tutto spontaneo con i vicini che, appunto, abbiamo voluto raccontare attraverso le pagine di questo libro. Non un trattato di storia, non un romanzo, non un progetto, ma un racconto tra immagini e testimonianze che ci ha permesso di costruire una pagina di storia di questo luogo, tra gioie e dolori, tra speranze e paure. Nella consapevolezza che i racconti sono tutti diversi, ma hanno anche un comun denominatore. Ovvero quello che il “Villaggio Pater” non è più quello del dopoguerra, non è più quello del boom ecomomico, non è più quello dove tutti conoscevano tutto di tutti e dove si era disposti a darsi una mano senza nulla pretendere in cambio. Raccontare le vite vissute di chi, qui, ci ha trascorso una vita. Raccontare com’è stato il loro vivere dentro queste case, il loro rapporto con gli altri. Raccontare la tristezza delle case abbandonate e murate. Ma raccontare anche le perplessità rispetto ai progetti di recupero via via proposti. Ecco che cosa ci interessava e cosa abbiamo voluto proporre con questo progetto. Il tutto, in primo luogo, attraverso le immagini che testimoniano proprio la quotidianità di ogni persona, immagini che propongono ritratti di donne e uomini in quello che è il loro vivere di ogni giorno in questo particolare rione cittadino. E, poi, i loro racconti, i loro aneddoti, i loro stati d’animo. Cercando, poi, pagine di storia che hanno accompagnato tanti e tanti anni di questo rione. La cui vita non è sempre stata facile ed agevole, ma, comunque sia, è sempre stata molto particolare. Sono trascorsi quancosa come 71 lunghi anni da quando l’allora governo fascista diede l’incarico all’impresa romana “Pater” di realizzare 58 abitazioni bifamiliari in un’area di oltre 100.mila metri quadrati, quali alloggi per il personale militare del vicino aeroporto. Tanti e tanti anni da quando, a seguito del decreto del prefetto della provincia di Trieste, queste costruzioni, fatte di elementi prefabbricati, vennero assegnate in proprietà all’istituto fascista autonomo delle case popolari per la provincia di Trieste, con l’obbligo di cederle in affitto alle famiglie domiciliate nel Comune di Ronchi dei Legionari sprovviste di adeguato alloggio. Ed allora furono ben 116 i nuclei familiari che ebbero la possibilità di avere finalmente una casa. La complessa e annosa questione riguardante le case “Pater”, ebbe inizio il 27 luglio 1939, quando l’allora Podestà di Ronchi, Daniele Ariis, inviò all’Istituto Fascista Autonomo per le case popolari di Trieste, una pressante richiesta di costruzione di case popolari nella cittadina di Ronchi dei Legionari. Pochi mesi più tardi, nell’ottobre 1939, venne ordinata la temporanea occupazione degli immobili situati nella città, per la costruzione di 60 casette, in quella che sarebbe diventata la borgata rurale Italo Balbo. Una borgata che, va detto, non è mai stata del tutto completata. Nei progetti originali, ad esempio, si trova persino lo spazio per la costruzione di una chiesa. Tanti e tanti anni, nel corso dei quali, usando il titolo di una canzone che furoreggiò al festival di Sanremo, sono stati spesi fiumi di parole. Sono stati promossi dibattiti e conferenze, ne n’è parlato persino in Parlamento, sino a quando, nel 1996, l’allora amministrazione comunale decide di produrre un primo piano di risanamento. Un progetto che non è mai piaciuto, sul quale tante e tante volte ha detto la sua il comitato dei residenti, decisamente contrario a quelle proposte. Quelle del 1996, come anche quelle di più recente annunciazione. Cittadini scettici nei confronti di progetti che avrebbero sconvolto il tessuto sociale di questo popoloso rione. Si è parlato delll’utilizzo della biotecnologia e della bioedilizia, qualcosa di inedito per la nostra regione. Si è parlato di spazio ad aree residenziali, non certo brutti ed anonimi “casermoni”, ma anche a spazi pubblici e ricreativi, zone pedonali e grandi spazi verdi. Una scommessa per il futuro che, però, non è ancora stata vinta. Invece la sistemazione edilizia e architettonica del villaggio non è stata effettuata neppure ai giorni nostri, anzi…. Non è ancora arrivato il momento di voltar pagine ed intanto il rione si è trasformato, molto spesso in negativo. Nel corso degli anni chi ci ha vissuto e ci vive, ha impegnato grandi capitali per fare della loro “casetta” un posto nel quale abitare in modo sempre più confortevole. Ma la desolazione che, oggi, li circonda, li fa sentire sempre più soli ed amareggiati. Le abitazioni murate, spesso, non sono state ripulire e la vegetazione ha preso il sopravvento. Davvero brutto, all’ingresso nord della cittadina, lo spettacolo che si offre al forestiero. Accanto alle “Casette” curate, ai giardini che da sempre sono l’orgoglio di chi abita in questo rione, ci sono quelle dove sono accumulate cataste di legna vecchia, di arbusti tagliati e mai portati in discarica e, poi, vecchi televisori, ciclomotori e decine e decine di sacchetti di nylon che contengono spazzatura. Ed è questo il “clima” che si vivere al quartiere “Pater” nel 2017. Un “clima” davvero diverso di quello al quale erano abituati specie coloro i quali, più avanti negli anni, qui ci hanno vissuto una vita. Condividere il proprio alloggio con una “casetta” disabitata e murata non è sempre facile. E, poi, negli anni passati, fece capolino, non proprio in maniera silenziosa, il fenomeno delle autoassegnazioni. Un fenomeno che fece paura. E da li la decisione di murare le abitazioni i cui affittuari erano deceduti o avevano trovato un altro posto dove abitare. A tutti loro, a tutti quelli che, nelle “casette” hanno speso un’esistenza, ma anche molto denaro, a chi è arrivato più recentemente e qui ha trovato il proprio “nido”, è dedicato questo lavoro, frutto dell’impegno di più persone, frutto di tanti ed interessanti incontri. Un lavoro che, nelle nostre speranza, vuole far capire meglio a chi passa lungo la via Redipuglia o si addentra lungo via Matteotti, che cosa sono, cos’erano e cosa potrebbero essere queste abitazioni, che, dentro pareti prefabbricate, racchiudono tutta una vita, tutta un’esistenza che merita il grande rispetto e la grande considerazione di tutti. Anche quando si vorrà, si potrà o si avranno le risorse economiche di dare un volto diverso a questo storico spaccato di vita cittadina.

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