Il grande successo della serata con la giornalista Federica Angeli

RONCHI DEI LEGIONARI – E’ difficile non collegare il nome di Federica Angeli all’inchiesta soprannominata poi Mafia Capitale, alla quale lei stessa ha contribuito come giornalista con un servizio sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso ad Ostia, suo luogo natale. Desiderio di scavare nella realtà, voglia di sapere e di comunicare ciò che avviene intorno a sé che l’ha irrimediabilmente messa in pericolo e per la quale ora vive sotto scorta. Perché la mafia ostiense ha promesso di fargliela pagare ma lei non si dà per vinta e non cede, continua la sua attività portando in tutta Italia la sua testimonianza e il suo desiderio continuo di fare informazione. Tra le numerose tappe del suo peregrinare è giunta ospite dell’Associazione Culturale “Leali delle notizie” di Ronchi dei Legionari, che ha organizzato una serata ad hoc dal titolo “Mafia Capitale e l’Informazione Minacciata”. Nella cornice dell’auditorium comunale di Ronchi, riempito dal numeroso pubblico interessato presente in sala, la Angeli ha dialogato con la giornalista Cristina Visintini lo scorso 31 ottobre. Dall’introduzione del presidente dell’associazione, Luca Perrino, al saluto del neoeletto sindaco Livio Vecchiet, numerose sono state le parole di elogio per una “donna coraggiosa che ha sacrificato la sua vita per dire la verità”, come ha affermato il primo cittadino ronchese. Numerosi sono stati i temi trattati anche se è stato doveroso il racconto, da parte della giornalista di Repubblica, di come lei stessa divenne un bersaglio. La notte del 15 luglio 2013, infatti, fu testimone casuale di uno scontro a fuoco nelle vie ostiensi tra bande mafiose. La sua coraggiosa decisione di riportare agli inquirenti ciò che aveva visto con i suoi occhi la portò ad essere un bersaglio ancora più importante per la mafia romana: già in precedenza aveva ricevuto minacce ma solo in forma verbale o sui Social Network. Da quel giorno, per protezione, non può non essere sorvegliata anche se continua a svolgere il suo lavoro. Dalle inchieste alle interviste il suo lavoro non può e non deve fermarsi. “Essere sotto scorta” ha confessato lei stessa “è un po’ come essere agli arresti domiciliari. Un sacrificio immane perdere la libertà ma attendo il processo (ai mafiosi, ndr) che comincerà il 24 novembre”. Coraggio che investe interamente anche la sua famiglia. La tenacia con la quale continua a scavare per trovare la verità ha commosso tutti i presenti, strappando numerosi applausi. Ma il suo lavoro va avanti e la sua opera per combattere quelle organizzazioni criminali è raccolta, finora, nel libro che lei stessa ha scritto raccogliendo gran parte degli articoli scritti ad oggi sull’argomento. “Non me ne vado da Ostia” ha ribadito “sia perché ci sono nata sia perché voglio vedere quanto può vivere sotto lo stesso cielo il bene ed il male”. L’augurio, infine, ad alcuni colleghi locali a “continuare a scavare e ad indagare per far emergere la verità” perché la buona informazione è frutto soprattutto di buon giornalismo.

Ivan Bianchi

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